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La
prima, splendida, impressione che Pomponesco fornisce al visitatore
è costituita dalla piazza, nel cui fondo, allinizio
del secolo XIX, si trovava ancora il Castello e il Palazzo
del principe di Pomponesco e sul cui culmine si affaccia il Po.
Leggiamo insieme come Alberto Cantoni descrive nel 1906 tutto
questo nel libro LIllustrissimo (Sellerio ,Palermo,
1991, pag. 63).
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Siamo
in quella punta della provincia di Mantova dove il Po, raccolte
dalla opposta riva le torbide acque dellEnza, si getta
a un tratto verso settentrione, discendendo per ampio letto
fino allo sbocco dellOglio. E questo, per così
dire, lultimo addio che il regal fiume volge repentinamente
alla catena delle Alpi di dove è uscito, per poi riprendere
come laquila romana il suo cammino contro il corso del
sole, e così avviarsi difilato al mare.
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Sulla
piazza del paese si trova la Chiesa Arcipretale di S. Felicita
e dei S.S. Sette Fratelli Martiri, fatta ricostruire a partire
dal 1339 dal Vescovo di Mantova Gotifredo. La vecchia chiesa si
presume abbattuta contestualmente alla edificazione di quella attuale,
quindi non esistono documenti che possano attestare ove fosse collocata,
anche se la maggior parte delle chiese primitive sorgevano sulle
rovine di tempietti pagani oppure su aree votive romane.
Linterno della chiesa, a tre navate e transetto, è
a croce latina; la navata centrale e il transetto sono a tutto sesto
con cupola centrale affrescata; sulle navate laterali si aprono
tre cappelle quadrangolari che presentano un soffitto a cassettoni.
Da ricordare, nella prima cappella di sinistra, entrando, un grande
olio su tela della seconda metà del secolo XVII, di scuola
viadanese, rappresentante una Madonna con Bambino, S. Francesco,
S. Antonio e un angelo musicante.
Laspetto attuale della chiesa è dovuto ad alcuni interventi
eseguiti fra il 1829 e il 1831 dallarchitetto Giovan Battista
Vergani; nel 1921 è stata eseguita lattuale facciata
in cemento martellinato su disegno del sacerdote cremonese Ilemo
Cantelli, con grandi archi di gusto teatrale. Infine nel 1950
è stata innalzata la torre campanaria da 39 a 49 metri, che
risulta sproporzionata rispetto alle altezze degli altri edifici
e della torre campanaria del municipio.
COMITATO
PER IL RECUPERO DELLA CHIESA ARCIPRETALE DI POMPONESCO
Di fronte alla Chiesa cè il Palazzo della Comunità,
di cui sono rimaste pochissime notizie e parzialmente modificato
allinterno. Nel suo cortile si conservano ancora delle piccole
finestre dotate di inferriate considerate dallo storico locale Giovanni
Delfini (autore assieme a Riccardo Bacchelli di un prezioso
volume dedicato allo scrittore di Pomponesco Alberto Cantoni)
le finestre delle prigioni.
Di particolare interesse la vicenda del Castello di Pomponesco.
Secondo una tradizione storiografica oggi ampiamente superata, Giulio
Cesare Gonzaga avrebbe fatto realizzare il progetto urbanistico
di Pomponesco a Giovan Battista Bertani: il più conosociuto
architetto del Cinquecento a Mantova dopo il sommo Giulio Romano.
Questa ipotesi non è in realtà suffragata da alcuna
fonte, basti pensare che il Bertani muore nel 1576, mentre Giulio
Cesare si trasferisce a Pomponesco nel 1579. Allo stato attuale
delle conoscenze storiografiche risulta sconosciuto il nome dellarchitetto
come delle maestranze che hanno realizzato il progetto. 
Il piano era a reticolato con lordinamento romano del Cardo
Maximus (vale a dire da nord a sud) per gli edifici gonzagheschi
e le piazze, mentre le vie e le case degli abitanti erano orientate
sul Decamanus Maximus (vale a dire da est a ovest).
In base alla nuova planimetria molte case erano state abbattute
tra le continue proteste della popolazione, che si era rivolta al
Duca di Mantova Vincenzo I con una famosa lettera del 16 ottobre
1584, oggi conservata presso lArchivio Gonzaga. I fabbricati
consistevano in un quadrato di terreno di circa 16.000 metri quadrati,
di cui oggi non si vedono che i resti fatiscenti di due scuderie,
circondato da ogni lato da un fossato con lingresso a ponte
levatoio di fronte alla attuale piazza ed era munito di quattro
torrioni agli angoli, allinterno vi era la residenza privata
del Principe. Il palazzo principesco era a pianta esagonale con
sei torrioni, al cui interno si trovavano scale, loggiati e porticati
di particolare pregio e ricchezza. mentre una porta a nord dava
accesso ad un vasto giardino circondato da un alto muro. Vi erano
anche abitazioni per cortigiani, alloggi per i soldati e per la
servitù, scuderie, un teatro, una chiesa col titolo di S.
Andrea e, dal 1583, una zecca dove furono coniate monete oggi assai
rare.
Dal castello, fulcro di tutto il progetto, si dipartivano, in perfetta
simmetria ed organizzati su strade parallele sovrastate da torrioni
difensivi alle loro estremità, i vari quartieri. Il più
importante era, ovviamente, quello posto in direzione del fiume
con il porto fluviale e le isole, disposto intorno allasse
costituito dalle due piazze. La prima piazza, più vasta e
completamente vuota, è circondata sui due lati maggiori da
edifici porticati con archi a tutto sesto; mentre la seconda piazza
( o piazzetta) sostanzia la sua prospettiva in direzione del fiume.
Era dal fiume e dai suoi argini argine maestro e argine
particolare che si entrava nel paese ai tempi del progetto
urbano di Giulio Cesare Gonzaga; il rapporto con il fiume era allora
diretto, immediato; il Po rappresentava lunica via di comunicazione
con lesterno, sia per le merci che per le persone.
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L'edificio
così come appare risale alla fine dell'800.
Gli interni :Dipinti murari realizzati con tecnica a tempera
Epoca: sec.XX autore :Genovesi felice |
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Un
particolare ringraziamento alla Dott. ssa Mara Mori per il materiale
cortesemente fornito.
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