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  Le prime notizie relative a Pomponesco risalgono al II secolo d.C. Le testimonianze della presenza di una ricca e nobile famiglia romana di nome Pompea sono attestate dal ritrovamento di una lapide e di un sarcofago, ora a Mantova in Palazzo Ducale. Questo dimostra l’esistenza di una dimora della famiglia, non certo di un nucleo abitato; anche se è ragionevole pensare che proprio dalla famiglia Pompea deriva il toponimo Pomponesco. Sempre della medesima epoca sono i ritrovamenti disseminati nelle vicinanze del territorio di Pomponesco (frammenti di terracotte, anfore, monete…) e attualmente conservati presso il museo “Antonio Parazzi” di Viadana.

In un documento del 1077 Pomponesco risulta dominata, insieme a Viadana, dagli Estensi Ugo e Folco, figli di Alberto Azzo II, confermati nel possesso del territorio dall’imperatore Enrico IV; per poi passare, nel 1145, all’Episcopato di Cremona. In quegli anni si moltiplicano gli interventi riguardanti le arginature del fiume Po e,più in generale, la difesa dalle inondazioni; fino alla disastrosa inondazione del 1280, che costringe i comuni di Viadana, Pomponesco e Dosolo ad approntare la costruzione del cosiddetto “argine di dietro”.
Inizia così l’accavallarsi su Pomponesco delle dominazioni dei Malaspina, dei Cavalcabò, dei Persico, dei Bonaccolsi, degli Scaligeri, dei Visconti ed infine dei Gonzaga. In particolare nel 1399 i territori passano in proprietà alla famiglia Gonzaga di Mantova, così come le parrocchie che passano sotto il controllo del Vescovo di Mantova. Sempre nel 1399 il Vescovo di Mantova Gotifredo comunica a Filippino Gonzaga l’intenzione di ricostruire, in un luogo più adatto, la chiesa dei Sette Fratelli Martiri di Pomponesco.
In quei tempi Pomponesco si presenta come un paese urbanisticamente disorganico: gli abitanti, dispersi in numerosi casolari, erano dediti in particolare all’attività agricola, alle tele e ai cordami di canapa, alla concia delle pelli e al piccolo artigianato.
A partire dalla morte del marchese Ludovico Gonzaga, avvenuta nel 1478, Pomponesco diventa, come le altre terre di oltre Oglio, appannaggio dei Gonzaga cadetti di Gazzuolo e Bozzolo.

L’arrivo nel 1579 del Marchese Giulio Cesare Gonzaga permette a Pomponesco un innegabile salto di qualità. Nato nel 1552, educato alle fastose corti di Mantova e Spagna, Principe del Sacro Romano Impero, uomo del Rinascimento attento alle opere del più famoso cugino Vespasiano signore di Sabbioneta; vuole trasformare Pomponesco in una “città ideale”, anche se la planimetria delle piazze e della residenza del principe presenta più analogie con le realizzazione urbanistiche di Gazzuolo e di San Martino dell’Argine. Il progetto coinvolge l’intero paese che viene sconvolto e riordinato secondo un preciso disegno urbanistico: attorno al castello, che diventa la dimora del Principe, si sviluppa, simmetricamente, la trama delle vie e delle piazze. Il progetto e la realizzazione urbanistica di Pomponesco, insieme a i servizi e ai denari offerti all’Imperatore Rodolfo II, valgono a Giulio Cesare Gonzaga il titolo di conte di Pomponesco e l’elevazione, conseguente, di questa terra in contea.

Questa stagione feconda, però, non dura a lungo: nel 1593 il Marchese si trasferisce a Bozzolo e, lentamente, Pomponesco perde il suo splendore. In quegli anni la navigazione fluviale era in crisi (tra le cause ricordiamo l’infittirsi delle barriere doganali e i ripetuti saccheggi di truppe straniere) e Pomponesco, che si era attrezzata da tempo per la gestione di questi traffici, ne avverte da subito le conseguenze. Dopo la dominazione gonzaghesca, che dura fino al 1708, il territorio di Pomponesco passa sotto il dominio austricaco fino alla fine delle guerre risorgimentali, se escludiamo l’intervallo della Repubblica Cisalpina e del Regno Italico napoleonico. Pomponesco, con le terre del distretto di Viadana, passa alla provincia di Cremona (visto che la città di Mantova era rimasta all’Austria), per poi tornare sotto la giurisdizione di Mantova nel 1866.

Tra il 1700 e il 1800 il traffico fluviale e il commercio delle granaglie favorisce l’insediamento a Pomponesco di una nutrita comunità ebraica, la cui presenza è testimoniata dai resti dell’edificio della sinagoga e dal cimitero, ora chiuso, che accoglie le spoglie della più importante famiglia ebraica di Pomponesco: la famiglia Cantoni.

Un particolare ringraziamento alla Dott. ssa Mara Mori per il materiale cortesemente fornito.